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Yoga e Meditazione

Yoga

Il sostantivo maschile sanscrito yoga indica quella pratica ascetica e meditativa intesa come mezzo di realizzazione e conquista spirituale, variamente interpretato e disciplinato nei millenni in base alla scuola di appartenenza.

Arrivando in Occidente, la pratica dello yoga assume un significato differente: quello cioè di un insieme di tecniche fisiche e non solo meditative con lo scopo di equilibrare il rapporto tra corpo e mente e insieme.

Solo negli ultimi anni sia le ricerche scientifiche sui benefici sia una diffusione sempre più capillare attestano lo yoga come una via di realizzazione spirituale che utilizza il corpo per sperimentare la via trasformativa. Perché lo yoga è trasformativo: per comprenderlo fino in fondo, occorre praticarlo.

Centrale nello yoga è la respirazione, cioè quello strumento naturale che consolida consapevolezza nei movimenti per attivare la base della colonna vertebrale. Una respirazione consapevole stimola il movimento e ossigena le cellule, favorendo i movimenti e l’allungamento del corpo e portando sia leggerezza nelle parti superiori sia radicamento negli arti inferiori.

Lo yoga è dunque una pratica in relazione con la Terra. Occorre ritrovare elasticità e forza per restare legati alla terra, evitando una postura scorretta l’accumulo di fatica e compressione nelle parti lombari. Nella vita quotidiana le vertebre tendono a stringere i nervi: attraverso la pratica dello yoga consentiamo al corpo di ritrovare lo spazio tra le vertebre e consentiamo al sistema nervoso di rilassarsi.

Le asana, e cioè le posizioni della pratica, sono il mezzo per portare più mobilità nel corpo, con l’obiettivo di allentare la tensione lungo tutta la colonna vertebrale. Con l’intenzione di stare meglio.

A differenza di ogni stereotipo, lo yoga non è meditazione ma conserva un approccio estremamente delicato perché non implica mai forzature o dolore: si tratta di una pratica concretamente utile a mettere più spazio tra un respiro e l’altro, tra un pensiero e l’altro.

L’attenzione è un requisito indispensabile. Il movimento yogico non può diventare meccanico, senza contenuti e bellezza, ripetitivo. Quando sono praticate con consapevolezza e quando sono sincronizzate con il respiro, le posizioni stimolano le funzioni di quel ramo del sistema nervoso adibito alle funzioni involontarie e al rilassamento profondo. Questo significa raggiungere uno stato di maggiore equilibrio e stabilità.

Se in equilibrio, il corpo funziona in armonia con la forza vitale, lo scheletro lo sostiene e i muscoli possono svolgere la loro funzione senza fatica. Se la postura è sbilanciata, i muscoli devono intervenire per conservare l’equilibrio. I muscoli si contraggono e si irrigidiscono, generando inutili tensioni.

Ci sentiamo più forti e siamo in grado di sostenere meglio periodi della vita che richiedono impegno maggiore e concentrazione.

Nella sua vera essenza lo yoga è realmente lo strumento ideale per insegnarci a ritrovare equilibrio e pace con noi e con gli altri.

La vera rivoluzione interiore e anche collettiva è ammorbidire il corpo e insieme ammorbidire i pensieri. Per riportare sorriso e pensiero, lucidità e coraggio.

Se dunque nei Veda, precisamente nella Rgveda Samhitā, termini correlati al termine yoga hanno il compito di suggerire agli uomini di “imbrigliare” i propri sensi, pensieri e vissuti per dedicarli con talento alle attività religiose e spirituali nelle successive Upanisad vedi che tale termine inizia ad avere dei significati più precisi e tecnici.

Vi compaiono dunque precisi accenni al controllo della respirazione, respirazione collegata al prana, il principio vitale inteso come “soffio”; e al dominio dell’attenzione inteso come capacità di non essere distratto, quindi di concentrarsi.

Resa quieta la coscienza, questa può finalmente riconoscere lo spirito quale testimone non vincolato, libero, inattivo e trascendente. Quando ogni essere senziente si sarà così liberato, la prakriti si riassorbirà in sé stessa e tutto tornerà nello stato primordiale.

Se il corpo è in qualche modo il cosmo stesso, allora tramite il corpo e nel corpo si può replicare il cosmo come funzione, e la via verso la liberazione diventa quindi il “cammino” stesso dell’emanazione dell’universo ripercorso all’incontrario.

L’attenzione principale nello Yoga è rivolta a:

  • Purificazioni preliminari (le śodhana, o anche dhauti): riguardano sia il corpo: grossolano sia quello sottile.
  • Posture (gli āsana): distinte in base agli effetti che producono, aspetti sia fisici: sia mentali e psichici.
  • Controllo della respirazione (il prāṇāyāma): finalizzate anche al raggiungimento delle cosiddette “perfezioni”, le siddhi.
  • Mudrā (sigillo): si tratta di gestire articolate che qui coinvolgono anche il: corpo, come per esempio l’ostruzione della cavità orale durante il prāṇāyāma con l’azione della lingua rivolta all’indietro e altre.

Col tempo e con la costanza, oltre a fortificare il corpo, la mente e la psiche, queste tecniche favoriscono l’ascesa di Kuṇḍalinī e dunque l’ottenimento del samādhi. Noi pratichiamo l’Hatha Yoga metodo Satyananda

Meditazione

La meditazione può apparire concettualmente complessa: per questo è importante sottolineare quanto sia per noi una dimensione naturale (uno stato naturale del nostro essere).

Tutti abbiamo sperimentato momenti spontanei di meditazione guardando il cielo, un meraviglioso paesaggio al tramonto. Proprio in quel momento tutta la nostra mente era assorbita in quella esperienza e non c’era posto per altri pensieri, godendo pienamente di quella esperienza meravigliosa e sperimentando gioia interiore e connessione profonda con la natura e con la vita. Ma si trattava di brevi attimi, perché immediatamente la mente ordinaria riprendeva il sopravvento.

La meditazione come pratica ha come primo obiettivo insegnarci a riportare la mente a uno stato calmo e silenzioso, mantenendo l’attenzione su un solo oggetto di pensiero, liberandola dal sovraffollamento di rumori di fondo, dal tumulto di sentimenti ed emozioni che non ci permettono di essere lucidi e presenti.

“Meditando, il campo delle emozioni e quello del pensiero

razionale vengono sottoposti a frequenze armonizzanti”.

La meditazione vera e propria affonda le sue radici in una importante tradizione storica antica soprattutto orientale e trasversale a tante tradizioni sapienziali, che nel tempo ne hanno penetrato il significato più profondo per l’essere umano. I Maestri di saggezza di queste tradizioni ne hanno studiato le diverse fasi: concentrazione (Dharana), attenzione focalizzata (Dyana), assorbimento (Samadhi). Orientarsi tra le diverse tradizioni (induismo, buddhismo, taoismo, tantra, per citare le principali) può essere difficile e creare confusione all’inizio. Per chi inizia può essere più agevole partire dall’esperienza e in seguito risalire ai concetti. È importante però sapere che tutte queste tradizioni convergono su alcuni punti fondamentali. La meditazione rappresenta la disciplina in grado di indurre cambiamenti funzionali all’attività mentale per calmare le fluttuazioni e arrivare a uno  stato di quiete. Da questo stato di quiete è possibile accedere al nostro massimo potenziale e anche a esperienze molto profonde di espansione della nostra coscienza, che aprono alla dimensione spiritualeLa meditazione quindi ha nella sua origine uno scopo molto elevato, evolutivo per l’essere umano.

 “Attraverso la meditazione possiamo controllare la mente,

trasformarci e comprendere il nostro vero potenziale”.

L’intento in questo contesto è sperimentare insieme come alcuni strumenti – che impiegano il respiro, i mantra, le visualizzazioni – possono rivelarsi estremamente utili anche per noi Occidentali: non hanno implicazioni religiose e, attraverso pratiche semplici, possono portare benefici reali nelle nostre vite. L’approccio è esperienziale, dove lo sforzo richiesto non è tanto nella pratica, che anzi dovrebbe insegnarci a lasciare la presa, quanto piuttosto mantenere una autodisciplina nella pratica. Infatti i benefici reali della meditazione arrivano solo da una pratica regolare.

I benefici più immediati sono rilassamento, calma, chiarezza mentale e ogni effetto benefico ormai noto e riconosciuto anche dalla medicina ufficiale: portare argine all’ansia e allo stress, regolare il tono dell’umore, del sonno e della la pressione sanguigna, insieme a molti altri effetti positivi fisiologici e psicologici. Oltre al beneficio di portarci a una maggiore conoscenza del nostro mondo interiore e delle nostre potenzialità innate.

Ida Madhura Girotti

Ida Madhura Girotti nasca a Bari nel 1954. Si avvicina allo yoga nel 1984 quasi per caso e inizia a praticare presso il centro Aleph Accademia della Salute di Bari, sotto la guida dell’insegnante indiana Shai Holseart, a sua volta allieva del maestro B.K.S. Iyengar.

Nel tempo frequenta anche corsi di Hatha yoga sempre con Shai Holseart, con la quale comincia a collaborare arrivando a perfezionarsi e così a condurre nel 1997 il primo corso per principianti come insegnante. Concependo lo yoga come disciplina e pratica trasformativa, non smette di formarsi e frequenta seminari di approfondimento presso la scuola Satyananda Ashram di Montescudo, a Rimini, tra gli anni 1994 e 2000.

Nel 1995 partecipa a un raduno internazionale di yoga in Francia, organizzato dalla Fellowship Yoga International, che le permetterà di incontrare Swami Niranjanananda, diretto discendente del caposcuola Swami Satyananda: questo incontro le consente di ampliare sia la conoscenza diretta dello yoga sia le differenti tradizioni filosofiche.

Nell’estate del 1996 tiene un corso di yoga nel 1° Campeggio internazionale antirazzista, organizzato a Marina di Cecina dall’associazione Nero e non solo di ARCI Roma.

Ida Madhura Girotti insegna e pratica yoga dal 1997 nell’associazione Il volo della rondine.

E continua a studiare la cultura indiana sia yogica sia di ricerca filosofica, approfondendo la conoscenza della Bahagvad Gita, delle Upanishad e degli aspetti sacri e religiosi. Approdando al Buddhismo.

Dal 1999 frequenta periodicamente l’associazione theravada Santacittarama vicino Rieti, dove apprende la pratica di meditazione Vipassana.

Dal 2007 al 2010 frequenta il corso di formazione per Insegnanti secondo il metodo Satyananda presso la Scuola di yoga Satyananda Ashram di Montescudo, Rimini, ottenendo il diploma di insegnante di Hatha yoga – metodo Satyananda.

Dal 2012 al 2018 conduce corsi di yoga e meditazione presso il centro Nuovo Aleph di Bari.

E da 2019 insegna yoga presso il centro sportivo Olimpic Center di Bari.